Accesso alle origini:

Il 25 settembre scorso la Corte costituzionale ha deciso l'illegittimità costituzionale dell'articolo 28, settimo comma, della legge 4 maggio 1983 n. 184 (Diritto del minore a una famiglia) nella parte in cui non prevede, attraverso un procedimento che assicuri la massima riservatezza, che il diritto all'anonimato espresso dalla madre alla nascita del figlio possa essere revocato, senza effetti giuridici, qualora il figlio naturale chieda di accedere alle informazioni sulle sue origini. La sentenza sarà depositata la prossima settimana.
L'anno scorso, la Corte dei diritti di Strasburgo aveva chiesto all'Italia di bilanciare il diritto all'anonimato della madre con il diritto del figlio alla propria identità perché la nostra legislazione era troppo sbilanciata in favore del primo. La Consulta, infatti, nel 2005 aveva confermato la legittimità delle norme vigenti, sostenendo che l'anonimato assoluto garantiva anche il diritto del figlio a nascere, quindi già c'era un bilanciamento. Ora la Corte ha corretto un po' il tiro, stabilendo che se il figlio chiede di accedere alle informazioni sulle proprie origini, la madre, pur conservando il diritto all'anonimato, può revocarlo. Tanto più se in gioco c'è anche il diritto alla salute del figlio e, quindi, il «diritto di vivere».