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Un Docufilm per conoscere e riconoscere i segni dell'autismo

Il Docufilm "Otto passi avanti" è l'opera prima di Selene Colombo, nata a Berna nel 1975 da genitori italiani, è un ritratto della vita quotidiana dei bambini e delle loro famiglie, madri e padri che si sono trovati un giorno a fare i conti con il dover crescere un figlio o una figlia «diversi» dagli altri. A fare i conti con una diagnosi arrivata tardi. Il film è stato proiettato a New York nel Palazzo di Vetro, sede dell’Onu, davanti alle delegazioni di 193 Paesi il 2 aprile (Giornata mondiale dell’autismo) .

http://youtu.be/4VPVsKkXah4


Pubblicato un interessante studio comparativo sulle cause dell’abbandono dei minori , le sue conseguenze , le differenze di legislazione in materia e gli strumenti di prevenzione in atto nei diversi paesi europei

Una ricerca dell’Università di Nottingham ha analizzato nel dettaglio la situazione in Bulgaria , Repubblica Ceca , Danimarca, Francia ,Ungheria, Lituania , Polonia, Romania , Slovacchia e Regno Unito. E’ così possibile avere una panoramica del fenomeno dell'abbandono dei bambini in Europa e degli strumenti messi in atto per la sua in questi 10 paesi.

Tutti hanno ratificato la Convenzionedelle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, le definizioni e le leggi generali del benessere dei bambini concordano, dunque,  sugli stessi principi . Ciò nonostante, le disposizioni di legge in materia di abbandono dei bambini , come ad esempio la perdita  della potestà genitoriale, le conseguenze giuridiche dell’abbandono dei bambini, nonché la normativa finalizzata alla prevenzione dell'abbandono infantile differisce da un paese all'altro . Ad esempio , è vietato in alcuni paesi, come il Regno Unito , rinunciare alle proprie responsabilità genitoriali senza prima aver assunto formalmente delle misure di protezione sostitutive  ( affido, adozione) . In altri paesi, invece, come la Francia, la madre può partorire in forma anonima, rinunciando alla potestà genitoriale senza che sia già previsto l’inserimento in una famiglia sostitutiva; od altri paesi ancora come l’Ungheria , la Lituania o la Poloniadove i bambini vengono lasciati nelle cosidette "scatole del bambino .

Nella prima parte , viene offerta una panoramica generale del fenomeno e delle diverse misure volte alla prevenzione dell'abbandono infantile: vengono analizzati i fattori che aumentano il rischio di abbandono dei bambini , ma anche gli sforzi e le iniziative intraprese nei diversi paesi europei per la prevenzione dell'abbandono ( coordinamento delle attività per la prevenzione dell'abbandono nei reparti di maternità e negli ospedali in Romania , ecc . ) .

La seconda parte della ricerca è dedicata, invece, ad uno studio dettagliato delle modalità attuate da ciascun paese per affrontare l'abbandono infantile . I ricercatori analizzano la situazione di ciascun paese sulla base di una corposa serie di dati statistici . Viene presentata la legislazione in vigore sull’abbandono, le cause di abbandono dei bambini, le migliori prassi ed i problemi che il paese deve affrontare . Questi dati vengono poi analizzati e confrontati con la situazione e il contesto specifico del paese interessato . La ricerca sul campo è stata condotta anche all’interno di reparti di maternità , cliniche pediatriche ed ospedali per raccogliere informazioni specifiche e concrete sulle cause e il contesto in cui i bambini vengono abbandonati . Si può così apprendere il numero di bambini abbandonati per i quali madre non ha lasciato identità o il numero di madri che accettano di firmare le carte per l'adozione del bambino prima della dimissione ospedaliera . Sono presentati anche altre possibili situazioni per le quali è possibile arrivare ad un abbandono di minori, come i genitori con dipendenza da alcol o droghe , o le adolescenti madri prive del sostegno familiare con  le relative statistiche. La ricerca fornisce, poi, un elenco di buone pratiche in atto per la prevenzione del fenomeno di abbandono e dei servizi offerti alle famiglie per fornire loro il supporto necessario in modo che possano continuare ad esercitare la potestà genitoriale  (ad es. il sostegno alla costruzione della relazione padre-figlio in Polonia , ecc . ) .

Infne, le tabelle riportate in appendice indicano se i reparti di  maternità offrono  servizi mirati alla prevenzione dell’abbandono come la presenza di operatori sociali , o meno.

Per leggere la ricerca vai nella sezione del sito risorse - apprendere dai paesi stranieri- o clicca qui

Solo il 60% dei neonati viene registrato alla nascita: i dati dell'ultimo report UNICEF

Nel mondo sono circa 230 milioni i bambini sotto i cinque anni che non sono stati mai registrati alla nascita. Uno su tre. Lo rivela il nuovo rapporto dell'Unicef Every child's birth right: inequities and trends in birth registration (Diritto alla nascita per ogni bambino: diseguaglianze e tendenze nella registrazione alla nascita), lanciato l'11 dicembre scorso in occasione del 67esimo anniversario dell'organizzazione.

«Il nome e la nazionalità sono diritti di tutti i bambini, sanciti nella Convenzione Onu sui diritti del fanciullo e in altri documenti internazionali. Ciononostante, le nascite di circa 230 milioni di bambini sotto i cinque anni non sono state mai registrate. Questa carenza di verifiche formali da parte dello Stato di solito si traduce nell'impossibilità, per il minore, di ottenere un certificato di nascita. Di conseguenza, a quel bambino o a quella bambina possono essere negate le cure mediche o l'istruzione», si spiega nel primo capitolo del rapporto.

La registrazione alla nascita, dunque, è un atto fondamentale: la sua mancanza ha ricadute molto pesanti sul futuro dei minori ed è, secondo l'Unicef, sintomo di disuguaglianze nelle società.

Il rapporto presenta analisi statistiche condotte su 161 Stati, con gli ultimi dati e le ultime stime più aggiornate sul fenomeno, per ciascun Paese.

Dall'indagine emerge che, nel 2012, a livello globale, solo circa il 60 per cento dei neonati è stato registrato alla nascita. Il tasso varia in maniera significativa a seconda delle regioni, con livelli più bassi in Asia Meridionale e in Africa Subsahariana.

Questi i 10 Stati con i tassi di registrazione alla nascita più bassi: Somalia (3 per cento), Liberia (4 per cento), Etiopia (7 per cento), Zambia (14 per cento), Ciad (16 per cento), Tanzania (16 per cento), Yemen (17 per cento), Guinea Bissau (24 per cento), Pakistan (27 per cento) e Repubblica Democratica del Congo (28 per cento).

Nel comunicato stampa diffuso per il lancio del volume si legge che «anche quando i bambini vengono regolarmente registrati, a molti di loro non rimane traccia della registrazione avvenuta. In Africa Orientale e Meridionale, ad esempio, solo circa metà dei bambini registrati dispone di un certificato di nascita. Nel mondo, 1 bambino registrato su 7 non ha il certificato di nascita. In molti Paesi, ciò è dovuto a costi di registrazione troppo onerosi per i più poveri. Altrove, invece, il certificato di nascita semplicemente non viene rilasciato alle famiglie».

Nel rapporto si sottolinea, inoltre, che la registrazione alla nascita, come componente essenziale del registro anagrafico di un Paese, migliora la qualità delle statistiche socio-demografiche, aiutando la programmazione e l'efficienza delle misure varate da un governo.

( Leggi il rapporto dell' Unicef )

L'adozione vista con i loro occhi

Ho trovato e tradotto questo articolo di Lesli Johnson apparso ad ottobre sull'halfington post, che qui riporta la sua esperienza di figlia adottiva traendone consigli per i futuri genitori. Molti gli spunti interessanti, ancora una volta emerge chiara l'importanza della formazione a questi temi: per i genitori, gli insegnanti ed i professionisti del privato!

10 questioni che i ragazzi adottati vogliono farvi sapere

 Sono stata  adottata  quando ero una bambina ed a quei tempi l'adozione era ancora coperta dal velo del silenzio .

Mia madre biologica ha mantenuto la sua gravidanza in segreto per quasi sette mesi. I suoi genitori ei genitori di mio padre biologico hanno, poi,  convenuto di mandarla lontano per potermi dare alla luce . Mi ha messa al mondo in una camera sterilizzata,; era spaventata , senza volti familiari vicino e nessuno che potesse capire la sua situazione. Mi portano lontano da lei prima ancora che avesse avuto la possibilità di vedermi . Oggi ci rendiamo conto che tale separazione è traumatica sia per la madre che per  il bambino, e che le prime esperienze hanno un grande impatto sul cervello . Ho trascorso 82 giorni in una casa famiglia, fino a quando non sono andata a casa con i miei genitori adottivi. I miei genitori hanno pensato di essere persone molto “aperte” quando mi hanno informato della mia adozione, ma nessuno mi ha guatato a capire che cosa realmente significasse . Nessuno dei miei amici è stato adottato, o forse non parlavano. L'adozione è stato un grande segreto e mi pensava spesso. Mi chiedevo se la madre del mio migliore amico sarebbe potuta essere mia madre "reale". Mi chiedevo cosa c'era di sbagliato in me se la mia madre naturale mi aveva dato via o se mai un giorno sarebbe tornata. Ho amato la mia famiglia, quindi questa idea mi ha causato grande preoccupazione . Ho faticato a completare i compiti che la scuola mi dava da fare in riferimento al mio albero genealogico.

Ho iniziato ad andare in terapia, quando avevo 6 anni, perché ho ​​iniziato ad avere difficoltà a dormire ed a mostrare un ansia crescente quando mi allontanavo dalla mia mamma . La giornata poteva iniziare con la paura che mia madre si potesse dimenticare di venirmi a prendere a scuola. Anche se lei era sempre lì, una parte di me sapeva che era stata abbandonata e il mio Io-bambino credeva che questo potesse accadere di nuovo. I pigiama party e le notti in cui restavo a dormire dalla nonna erano stati caratterizzati dai dolori di stomaco causati dai nervi e da mal d'orecchie inventanti . I miei genitori torneranno? Avevo bisogno disperatamente di qualcuno che mi aiutasse a comprendere i miei sentimenti. Purtroppo, il mio terapeuta dell’età evolutiva non era quel tipo di persona. Sono andato due volte. Ho disegnato delle zucche. La mia adozione non è mai stata menzionata.

 Sono tornata in terapia a vent'anni, fresca di liceo e curiosa di tutto. Mi ci sono voluti due anni per parlare della mia adozione. Il fatto che chiedermi dell’adozione non rientrava nell’orizzonte del mio terapeuta, credo mi abbia condizionato a credere che questo non fosse importante. Solo dopo essermi laureata al college, ho iniziato ad esplorare come la mia adozione mi aveva “condizionato”. Ho cominciato ad unire i puntini della mia storia ed a chiedere. Ho incontrato mia madre naturale e la sua famiglia due anni fa, ho cercato e trovato la famiglia di mio padre biologico. Lui non è più in vita, ma ora possiedo una sua foto. Per la prima volta nella mia vita, ho visto qualcuno a cui assomiglio.

La mia esperienza non è unica, ma è importante.

Capisco ora che il motivo principale per il quale i ragazzi adottati non parlano delle loro difficoltà, di solito, questo: quando siamo giovani, non abbiamo la capacità di identificare la nostra esperienza e di articolare i nostri sentimenti . Quando si matura, se nessuno parla di adozione, abbiamo l' idea che i nostri sentimenti non vengano capiti o convalidati. Ora sono un terapeuta e ho lavorato a lungo con famiglie affidatarie.

Nel mio lavoro cerco di aiutare questa generazione di bambini adottati, famiglie adottive e genitori di nascita ad avere un’esperienza diversa da quella che ho vissuto io.

 Quindi, questi sono le 10 cose che i ragazzi adottati vogliono che il mondo sappia:

 1) I ragazzi adottati vogliono che i loro genitori adottivi siano preparati emotivamente e psicologicamente prima di portarli a casa per diventare una famiglia .

E’ di grande aiuto quando  i genitori hanno fatto il loro lavoro psicologico prima di adottare e continuano a prestare attenzione alla propria esperienza adottiva. E ' importante che i genitori possano vivere il travaglio di non essere in grado di concepire un figlio biologico, se questa è stata la ragione che li ha portati a scegliere di adottare. L'adozione non è un sostituto per avere un figlio biologico e non è neanche un modo per “sostituire" un bambino che è morto. L'adozione è uno dei tanti modi per formare una famiglia.

Le famiglie adottive traggono beneficio se i genitori continuano ad imparare e confrontarsi sulle questioni relative all’ adozione e ad accedere a gruppi di sostegno, se necessario. Molte comunità hanno diversi gruppi di sostegno per tutti i membri della costellazione adottiva.

 2) L'esperienza dell'adottato è REALE. I ragazzi adottati vogliono che si capisca che loro esperienza è reale e nessuno può "ripararla". E 'difficile per i genitori vedere i loro figli lottare con comlejidades dell adozione. Vorrebbero fare del loro meglio e alleviare le sofferenze; ma i genitori non possono eliminare il dolore del passato. Tuttavia, essi possono fornire un luogo sicuro perché il bambino possa esplorare i suoi sentimenti comuni circa l'adozione in varie fasi della sua vita, per aiutarli ad integrare l'esperienza più pienamente. L'adottato vuole ed ha bisogno che vengano convalidati i suoi sentimenti, ha bisogno di una presenza empatica . Hanno bisogno di sapere che è sempre bene parlare di adozione e chiedere.

In caso ci siano domande difficili, i genitori potrebbero prendere tempo prima di rispondere, invece di essere colti di sorpresa. In un recente episodio di "Modern Family" ( Modern Family ) Mitchell sta leggendo alla sua giovane figlia adottiva Lily una storia per andare a dormire su una" bella principessa in una terra lontana".  Entrambi sono visibilmente stanchi e quando Lily comincia a scuotere la testa ed a porre domande su sua madre di nascita: " Io ero nella pancia di mia mamma", "Dove è la mia mamma ora " Mitchell dice: "Lei è in una terra lontana " e aggiunge " è una principessa ed è molto occupata ."

 Lily , apparentemente soddisfatta , dorme . Mitchell crea una fantasia per Lily e lei è costretta a vestirsi ogni Halloween come una principessa nella speranza che un giorno possa incontrare sua madre. I genitori possono quindi parlare e tutto sembra funzionare bene; ma a volte è più intelligente aspettare prima di rispondere alle domande. I genitori possono dire ai loro figli: "Vedo che questa domanda è importante per te. Fammi pensare e ne parleremo domani mattina."

Fornite un orario specifico e rispettatelo. Questo darà lo spazio ai genitori di considerare la questione, parlandone insieme o cercando la guida di un terapeuta per dire qualcosa di pensato.

 3) La persona adottata ha bisogno di aiuto per dare un senso della sua "storia".

 La guarigione ha luogo quando vi è una ripetizione della storia, soprattutto se sono coinvolti i bambini. Quando un bambino si fa male ripete la storia più e più volte. "Sono caduto dall'amaca, mi sono fatto male al ginocchio, mi sono tagliato, mio padre ha detto ..." ripetono la storia più e più volte . Questa ripetizione consente di integrare l'esperienza. Allo stesso modo, i giovani ragazzi adottati vogliono che i loro genitori siano sereni rispetto alla loro storia di adozione e se la ripetono per conoscerla e raccontarla con facilità.

Il linguaggio da utilizzare può essere difficile. Evitate parole come "scelta" e "speciale" perché hanno un carico pesante.

La frase " Ti amava così tanto che ha voluto che tu avessi una vita migliore " è quasi impossibile da capire per un bambino . Invece, l'uso del linguaggio come " l'adozione è una decisione presa da adulti." "Noi ti amiamo e siamo una famiglia."

Sottolinea che il figlio non aveva nulla a che fare con tale decisione e, soprattutto , che non ha fatto nulla per provocare questa situazione. Adottati hanno bisogno di aiuto attraverso linguaggio specifico e "strumenti" da utilizzare quando amici o colleghi fanno domande; in modo da poter eliminare un potenziale imbarazzo .

Suggerisco che genitori e figli provino diversi scenari per trovare risposte adeguate.

Es :

A- Allora, qual è la tua vera mamma?

B - La mia mamma è a casa prendersi cura di mio fratello. Ho anche una madre biologica.

" Ma questa è una questione privata" è una frase che può anche essere accettata se l'adottato decide .

 

4) Molti ragazzi adottati lottano con problemi di autostima, vergogna, controllo e identità .

 Spesso, i ragazzi adottati possono essere raggruppati in due modi. Alcuni metteranno alla prova i limiti, cercando di scoprire se saranno abbandonati un’altra volta. Altri accetteranno le situazioni, a volte fino al punto di rassegnazione, con la speranza che, se accetteranno queste situazioni potranno mantenere il loro posto nella famiglia adottiva. La persona adottata è costretta a sviluppare un "falso sé".

Molti genitori adottivi con i quali lavoro, descrivono i loro bambini come provocatori, poco collaborativi, arrabbiati, provocatori e manipolativi. Li invito, allora, a prestare attenzione al comportamento, piuttosto che a giudicare o mettere un’etichetta. Dobbiamo cogliere l'esperienza che è alla base di questo comportamento e che lo portano a provare questi sentimenti di paura, dolore e rabbia. Ricordate, i comportamenti sono meccanismi di difesa e non tratti di personalità. I ragazzi adottati hanno bisogno di genitori che sono interessati e agiscono in maniera empatica per scoprire ciò che sta accadendo o per cercare professionisti in grado di aiutarli a capire cosa sta succedendo se non sono in grado di farlo da soli. Dal momento che la prima esperienza di un bambino adottato è stata quella dell’abbandono, il suo cervello ha costruito precocemente modelli predittivi che si aspettano di ripetere la stessa esperienza. A volte, i ragazzi che sono stati adottati più grandicelli,  inconsapevolmente, hanno comportamenti tali da riproporre  nel corso della vita una serie di abbandoni, completando così il sentimento di vergogna e di svalutazione . Non avere accesso al certificato di nascita originale per l'adottato aggiunge altro senso di vergogna. Solo otto stati degli Stati Uniti permettono agli adottati adulti di accedere ai propri certificati di nascita originali. Dove c'è il segreto, c'è inevitabilmente la vergogna .

 

5) Adottati sono in cerca, cercano o no.

Recentemente ho preseziato ad una conferenza sull’adozione ed ho fatto partecipare il pubblico ad un esercizio veloce prima di prendere i loro posti. Ho chiesto loro di camminare nella stanza e trovare la persona che pensavano gli somigliasse di più fisicamente. Dopo pochi minuti e qualche risata nervosa, mi sono seduta ed ho chiesto come era stata l'esperienza. Ho spiegato che questo è quello che succede spesso alle persone adottate. Camminano in tutto il mondo cercando il loro " gemello" perduto o qualcuno a cui assomigliano. L'autrice Betty Jean Lifton lo chiama vivere nel "Regno Fantasma”. E ' il luogo dove gli adottati possono andare e “passare del tempo”con i loro parenti biologici, immaginando come sarebbe stata la loro vita se non fossero stati adottati.

Anni fa, ho lavorato con una ragazza di 12 anni adottata alla nascita. I genitori di Julia la descrivono come “oppositiva, che vive in suo mondo." Mi hanno spiegato che la loro adozione era una adozione aperta e conoscevano la sua madre biologica . Mi hanno raccontato di aver risposto alle domande di Julia sull'adozione quando era lei a farle, ma raramente hanno portato il discorso su questo. Sembrava che lei non fosse interessata.

Ho rapidamente scoperto che Julia era molto interessata a sapere chi era e da dove veniva. In realtà, lei viveva nel suo mondo, il Regno fantasma. Julia mi ha spiegato che probabilmente aveva il colore dei capelli e degli occhi di sua madre biologica . " Deve anche amare ballare come me , " mi ha detto.

Progettava di vivere con la madre biologica per un anno subito dopo aver compiuto 18 anni. Julia sapeva che aveva sei fratelli e forse, una sorellina. Julia aveva così tanto da dire e ho sospettato  che gran parte della sua rabbia era per il fatto che nessuno sembrava interessato al suo mondo interiore . I bambini dell'età di Julia non inizieranno una conversazione sull’adozione se non saranno sicuri al 100% che è sicuro farlo . Vogliono che siano i loro genitori ad avviare questi dialoghi.

 

6 . Il desiderio di cercare da parte della persona adottata non vuol dire rifiutare i genitori adottivi .

 Parte di sapere chi siamo è sapere da dove veniamo . La ricerca è sulla storia dell'adottato, e tutte le storie hanno un inizio. Per il ragazzo adottato, la storia è iniziata prima di entrare nella sua famiglia adottiva .

Molti ragazzi adottati negano il loro desiderio di cercare , perché credono di andare a ferire i sentimenti dei loro genitori adottivi . Questo è un tema comune, anche tra gli adottati che hanno il sostegno dei loro genitori adottivi. I ragazzi adottati vogliono e desiderano la sicurezza assoluta che i loro genitori siano in grado di "gestire " il desiderio che hanno di conoscere le proprie origini. Alcuni  possono inoltre volere che i loro genitori li aiutino e li assistano nel processo di ricerca .

A causa della paura di ferire i genitori adottivi, molti ragazzi adottati aspettano fino a quando uno o entrambi i genitori adottivi siano deceduti, prima di iniziare la ricerca.

 7 . Adottati vogliono appartenere.  Necessità di “stare in relazione” e di sentirsi legati .

 Come ogni persona, i ragazzi adottati lottano per trovare connessione e accettazione.

Si possono stimolare i bambini adottati a sviluppare interessi e hobby che sono coerenti con le loro famiglie adottive. Interessi e hobby diversi dovrebbero, comunque, essere accettati, incoraggiati e sostenuti nella loro interezza .

 8 . L'adozione è difficile

Non si può negare che quando un neonato o un bambino è separato da sua madre biologica si tratta di un evento traumatico. Tutti i suoni e le sensazioni che una volta erano familiari scompaiono ed il bambino viene collocato in una situazione che percepisce come pericolosa. L'unica parte del cervello completamente sviluppata fin dalla nascita, infatti, è il tronco cerebrale che regola il sistema nervoso simpatico, ovvero la risposta di lotta / fuga / blocco . La capacità di auto-regolazione del sistema parasimpatico  non è ancora disponibile e il bambino ha bisogno della madre, che deve agire come istanza di regolamentazione per aiutarlo, ma lei non c'è. Gli eventi che si verificano all'età di 0-3 anni sono codificati come memorie implicite e incorporate che hanno avuto luogo prima del linguaggio si sviluppi. I genitori adottivi devono essere comprensivi rispetto a questo aspetto ed aiutare a mettere in parole l'esperienza vissuta dal loro bambino.

A volte le date di compleanno e la festa della mamma sono difficili per gli adottati, che potrebbero anche non saperne il motivo. La data di nascita è spesso anche il giorno in cui sono stati abbandonati; altre volte la memoria di questa separazione è implicita, è solo una sensazione. Ho lavorato con i genitori che si sono sentiti frustrati dopo aver progettato una grande festa, vedendo il ragazzo ben presto divenire triste e non voler  partecipare più . I genitori possono rispondere empaticamente al figlio che lotta con questi sentimenti: "Mi chiedo se una parte di te ricordo che questo è anche il giorno in cui tua madre ha preso la decisione difficile di farti crescere da qualcun altro". La festa della mamma può essere difficile per i ragazzi adottati perché mentre si celebra il giorno della mamma adottiva, nessuno riconosce o parla dell'altra madre, cioè  quella biologica. I genitori possono " dire" ciò che non viene detto celebrando e riconoscendo la madre biologica di loro figlio .

 9 . Vogliamo che i nostri genitori adottivi siano i nostri sostenitori

 In accordo con  l'Istituto dell’ adozione , negli Stati Uniti ci sono oltre 1,5 milioni di bambini adottati . L'ambiente scolastico può essere un grande sostegno per il bambino adottato e le loro famiglie se gli insegnanti e gli amministratori sono sereni e informati sugli argomenti, il linguaggio da utilizzare e le questioni relative all'adozione. Bisogna attuare la formazione nelle scuole per informare ed educare rispetto  all'adozione ed all'affidamento.

 I genitori possono chiedere se i programmi di questo tipo stanno prendendo posto nelle loro scuole.

Ho un amico che ha adottato i suoi figli Andrea e Jake quando erano bambini. I fratelli non sono biologicamente correlati e sono di razze diverse. Jake è caucasica e Andrew è afro-americano. Nel mese di settembre, i due si incontrarono in classe di biologia . Il primo giorno di scuola, gli studenti della classe si sono presentati . Andrew si è presentato come il fratello di Jake . L'insegnante ha fissato l'unico altro studente nero della classe e ha detto ad Andrew di "smettere di scherzare ." Tímidamete Andrew ha spiegato che sono erano stati adottati. L'insegnante continuava a pensare che i ragazzi le stessero " mancando di rispetto ". E 'stato solo dopo pochi minuti che l'insegnante a smesso di insistere, ma entrambi i ragazzi erano piuttosto imbarazzati . Se fosse stato implementata la formazione necessaria, questo non sarebbe successo.

 10 . L'adozione è un processo che dura tutta la vita.

Le separazioni, le relazioni e le transizioni possono essere un peso difficile attraverso le vite di coloro la cui prima esperienza è stata la separazione della madre biologica. I genitori possono aiutare a mantenere i loro bambini e ragazzi ad affrontare questi fatti, solo così queste esperienze potranno essere integrate strada facendo. A tempo debito, il ragazzo adottato eventualmente acquisirà quel tipo di attenzione “focalizzata” , che ci permette di vedere il funzionamento interno della nostra mente ed esaminare i processi  che li portano a sentirsi os a comportarsi in un certo modo.Mano a mano che i ragazzi adottaticomprendono i dettagli della loro storia, trovano senso alle loro sensazioni ed emissioni per quanto riguarda adozione potranno coltivare la resilienza ed apprendere a rispondere anziché reagire – una capacità che offre ulteriore libertà d'elezione nelle azioni quotidiane e fornisce una sensazione di benessere assoluta.  

 

Accesso alle origini:

Il 25 settembre scorso la Corte costituzionale ha deciso l'illegittimità costituzionale dell'articolo 28, settimo comma, della legge 4 maggio 1983 n. 184 (Diritto del minore a una famiglia) nella parte in cui non prevede, attraverso un procedimento che assicuri la massima riservatezza, che il diritto all'anonimato espresso dalla madre alla nascita del figlio possa essere revocato, senza effetti giuridici, qualora il figlio naturale chieda di accedere alle informazioni sulle sue origini. La sentenza sarà depositata la prossima settimana.
L'anno scorso, la Corte dei diritti di Strasburgo aveva chiesto all'Italia di bilanciare il diritto all'anonimato della madre con il diritto del figlio alla propria identità perché la nostra legislazione era troppo sbilanciata in favore del primo. La Consulta, infatti, nel 2005 aveva confermato la legittimità delle norme vigenti, sostenendo che l'anonimato assoluto garantiva anche il diritto del figlio a nascere, quindi già c'era un bilanciamento. Ora la Corte ha corretto un po' il tiro, stabilendo che se il figlio chiede di accedere alle informazioni sulle proprie origini, la madre, pur conservando il diritto all'anonimato, può revocarlo. Tanto più se in gioco c'è anche il diritto alla salute del figlio e, quindi, il «diritto di vivere».

Lo vuoi? Anch’io! Ecco come si contagia il desiderio

E' una scena che abbiamo visto tutti. Il bambino A prende un giocattolo ed ecco che anche il bambino B lo vuole. Intorno ci sono altri giocattoli, ma B non è più soddisfatto: vuole quello che ha il bambino A. E' il  fenomeno del cosiddetto “desiderio imitativo”, o mimetico, per cui il desiderio di una persona imita il desiderio di un’altra. 

Il fenomeno non è limitato ai bambini; tutti abbiamo desiderato, per esempio, un nuovo cellulare quando abbiamo visto qualcun altro che lo ha. Le strategie di marketing si ispirano da sempre a questo fenomeno: hai davvero voglia di quel gelato? O sembra più buono quando l’hanno preso tutti? 

Ma la domanda è: che cosa accade nel cervello perché si generi questo sentimento? Che cosa è responsabile del desiderio imitativo?

Il desiderio imitativo è ben più del bramare qualcosa perché ce l'ha qualcun altro: è dare valore a una cosa perché qualcun altro le dà valore. Ed è abbastanza facile trasmettere il valore. Basta scrivere delle attività e le abitudini della persona A e mostrarle a B, e B inizierà a pensare che A deve aver visto qualcosa di buono in quella nuova automobile... forse potrebbe essere la sua prossima auto...

Che cosa c'è dietro questo contagio dei desideri? Gli autori di un nuovo studio (Lebreton et al., Your Goal Is Mine: Unraveling Mimetic Desires in the Human Brain, in "The Journal of Neuroscience", 2012.) hanno esaminato  due aree cerebrali negli esseri umani: il sistema dei neuroni specchio e quello che chiamano "sistema di valutazione". 

Il sistema dei neuroni specchio è composto da due parti, i lobuli parietali e le aree premotorie (dove vanno i segnali motori prima di raggiungere l’area del controllo motorio vera e propria, che innesca il  movimento muscolare). I neuroni di queste aree si attivano in due situazioni: quando si sta eseguendo un'azione, e quando si vede un altro eseguire un'azione. E’ detto sistema dei neuroni specchio, perché "rispecchia" il comportamento altrui.

Il secondo sistema, il "sistema di valutazione", si sovrappone in notevole misura alle aree della ricompensa, incluso il corpo striato e la corteccia mediale prefrontale. Si tratta di settori che contribuiscono a determinare il valore di un certo elemento (per esempio, se foste un topo, un pezzo di formaggio rispetto a cinque), e agire di conseguenza.

Lebreton e colleghi hanno ipotizzato che questi sistemi possano essere in collegamento nel desiderio imitativo.

 

(tratto da: www.lescienze.it)