Adolescenza

Gettati in un vasto mare aperto, senza carte di navigazione e con tutte le boe di segnalazione affondate o a malapena visibili, ci restano solo due scelte: possiamo rallegrarci per le visioni mozzafiato delle nuove scoperte, o tremare per la paura di affogare. Un’opzione davvero non realistica è cercare asilo in un porto sicuro 
(Z. Bauman)

La parola “adolescenza” deriva dal latino Adolèscere, ovvero “crescere”.

Adolescente è chi si trova ancora nell’età in cui si cresce, tra la puerizia e la gioventù.

L’entrata in questa fase dello sviluppo coincide con le prime manifestazioni della pubertà. L’adolescenza può essere, infatti, osservata sia come processo fisico che psicologico.

Se l’inizio dell’adolescenza è marcato dal fenomeno fisiologico della pubertà; la sua fine è molto più difficile da delimitare e coincide con un nuovo assetto psicologico, individuale e sociale, fortemente associato ai diversi modi di organizzazione sociale propri del periodo storico in cui si vive e delle diverse culture di appartenenza.

Spesso, a torto, l’adolescente viene considerato allo stesso tempo un bambino ed un adulto: in realtà egli non è più un bambino e non è ancora un adulto.

E’ proprio questo duplice movimento, rinnegamento della sua infanzia da una parte, ricerca di uno statuto stabile di adulto dall’altra, a costituire l’essenza stessa della “crisi” del “processo psichico” che ogni adolescente attraversa.

Dal punto di vista psicologico, l’adolescenza è da considerare un processo intrapsichico specifico, che si snoda intorno a diversi assi: l’incremento pulsionale, le modificazioni somatiche, il lavoro del lutto, il riassestamento difensivo, la rielaborazione narcisistica, i sistemi d’idealizzazione, la ricerca d’identificazione, l’adesione al gruppo dei pari.

Alla nuova maturità sessuale corrisponde la necessità per l’adolescente di divenire autonomo dai genitori o di preparasi ad esserlo; questa autonomia, che rappresenta un passaggio psicologico importante è parziale e progressiva e dipende fortemente dal conteso sociale e culturale.

Non si può parlare di un modello tipico di sviluppo in adolescenza, ma di percorsi di crescita e configurazioni affettive dell’adolescenza, che hanno implicazioni importanti nell’immagine di Sé, negli affetti che vengono sperimentati e nelle relazioni con i genitori e con il gruppo dei pari.

Molti adolescenti hanno un percorso continuo e graduale, con una fiducia personale nel raggiungimento degli obbiettivi, una storia familiare a sociale senza traumi, genitori in grado di sostenere la loro indipendenza, buone capacità relazionali e di attaccamento, amici stretti e rapporti con l’altro sesso caratterizzati da una intimità affettiva. Questi adolescenti sono in grado di affrontare traumi o situazioni avverse e sono in grado di posporre la gratificazione immediata per ottenere risultati futuri.

Altri, hanno un percorso di sviluppo cosiddetto ad ondate”, manifestano, cioè, forti meccanismi difensivi con fasi di progressione e regressione, hanno un ambiente familiare e sociale meno stabile con traumi e problemi e danno risposte affettive inadeguate con tendenza a sviluppare stati depressivi ed ansiosi; pur avendo buone capacità di rapporto devono mettere maggior impegno a raggiungere gli obiettivi dello sviluppo.

Ci sono poi adolescenti con uno sviluppo “tumultuoso” considerati, cioè, a rischio. In questi casi ci sono conflitti in famiglia e a scuola con opposizioni ed inibizioni, un ambiente sociale e familiare poco stabile con carenze ed insufficiente. A differenza dei gruppi psicopatologici, questi adolescenti mantengono un buon contatto con la realtà. Questi adolescenti sono comunque considerati a rischio e richiedono una maggiore attenzione ed un maggior sostegno rispetto ad altri adolescenti.