..

        

Autolesionismo

Ancora quella sensazione. […] Ti accorgi che qualcosa, dentro, sta traboccando. Ti sembra di essere sul punto di esplodere da un momento all'altro. Ti si riempiono di lacrime gli occhi, cominci a piagere. Il pianto si trasforma in grida, lamenti, urla. Cerchi di trattenerti. Cominci a prendere a calci la porta. Butti la roba in giro per la stanza, fuori dalla finestra. Non riesci a calmarti. Non sai neppure che cosa ti abbia ridotto in questo stato. Ti pianti le unghie nella pelle del polso. Non senti niente. É come se stessi guardando un film su qualcun'altro, non sei tu. Ti togli la camicia, ti guardi allo specchio. Odio, disgusto, frustrazione, rabbia, rimorso. Quasi come in un rituale, senza nemmeno pensare a quel che fai, prendi la lametta... sangue che gocciola. Ci sfreghi su qualcosa di antisettico, lo rifai, fino a quando sei calmo, soddisfatto. Spalmi sangue in giro. É brutto, ma il sangue è reale, è umano, ti fa sentire bene! Al tempo stesso, provi dolore, te lo meriti. Lo racconti a qualcuno.

Ti dicono che sei un manipolatore, che cerchi attenzione. Ci credi. Serve solo a farti stare peggio. Alcuni pensano che tu sia malato, o matto. Poche persone capiscono ma sono ancora troppo preoccupate, scioccate dalla cosa. Qualcuno pensa che tu abbia tendenze suicide. Non è vero.

Tagliarsi non è un modo per cercare attenzione. Non è una manipolazione. É un meccanismo per affrontare i problemi, punitivo, gradevole, potenzialmente pericoloso, ma efficace. Mi aiuta a sopportare le forti emozioni che non so come gestire. Non ditemi che sono malato, non ditemi di smettere. Non cercate di farmi sentire in colpa, mi accade già. Ascoltatemi, sostenetemi, aiutatemi."

(Dal libro "Un urlo rosso sangue" di Marilee Strong)
 

L'autolesionismo o "Repetitive Self-Harm Syndrome", viene definito come l'intenzionale, diretto ferimento di un tessuto del corpo, spesso operato dal soggetto senza intenzioni suicide. L'atto più comune con cui si presenta l'autolesionismo è il taglio superficiale alla pelle ma esso comprende anche il bruciarsi, infliggersi graffi, colpire una o più parti del corpo.

L’autolesionismo è più comune durante l'adolescenza o la tarda adolescenza e di solito compare tra i 12 e 24 anni. Generalmente si crede che il soggetto che pratica atti di autolesionismo, lo faccia con lo scopo di ricercare attenzioni. Ma questo non è completamente esatto poiché in molti casi gli autolesionisti sono consapevoli delle loro ferite e cicatrici e ciò provoca un senso di vergogna e di colpa che porta loro a fare di tutto per nascondere i segni con l'abbigliamento (bracciali, polsini ad esempio); cercano inoltre di nascondere le loro ferite a chi li sta attorno montando scuse e bugie per spiegare i segni evidenti.

L'autolesionismo può essere definito in termini di danneggiamento del proprio corpo; il soggetto che pratica l'autolesionismo non lo fa di solito per porre fine alla propria vita; ma per affrontare un problema, un'angoscia emotiva. Tagliarsi la pelle con un oggetto appuntito è un modo per alleviare un dolore emotivo, troppo doloroso e profondo per essere “contenuto psichicamente” e non trova altra forma di rappresentazione se non attraverso il corpo ferito.

E’indicato dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali come un sintomo del disturbo di personalità borderline.

Esso si può manifestare anche in soggetti che soffrono di depressione, disturbi d'ansia, abuso di sostanze, disturbo da stress post traumatico, schizofrenia e disturbi alimentari. Ad oggi non sono forniti dei precisi criteri per diagnosticare l'autolesionismo, tuttavia nel 2010 è stata formalmente mossa la proposta di includerlo come disturbo con una diagnosi distinta nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali in prossima uscita.