Adozioni difficili

Un’alta percentuale di fallimenti potrebbe essere evitata se ci fosse un più completo,
efficiente e, soprattutto, preventivo intervento dei servizi […] il fallimento
adottivo ha anche a che fare con il fallimento dell’intervento professionale che
dovrebbe controbilanciare i rischi insiti nell’adozione. Quando un’adozione fallisce,
non solo i genitori e il bambino hanno “fallito”, ma l’intero sistema istituzionale
ha fallito.

(Palacios, Sanchez-Sándoval, León, 2005)

 

Accogliere un bambino in adozione internazionale significa offrire il nostro aiuto a bambini che non hanno trovato risposta al fondamentale bisogno di stabilire delle adeguate relazioni di attaccamento e non hanno ricevuto il “nutrimento” necessario alla loro crescita.

Per questi ragazzi l’adozione internazionale rappresenta un risorsa ed una opportunità vitale, ma a volte qualcosa sembra non funzionare nel modo giusto.

La profondità e lo spessore delle emozioni connesse all’arrivo di un figlio adottivo, così come il lungo, incerto e, a volte, doloroso percorso affrontato dalle coppie in attesa, rendono evidente la complessità del processo adottivo e la molteplicità delle variabili e dei rischi in gioco.

Il passaggio dalla teoria alla realtà è sempre impegnativo e, per quanto ci si possa essere preparati adeguatamente, l’impatto con l’esperienza concreta è normalmente molto forte.

Con l’ingresso del bambino nella nuova famiglia la coppia si trova impegnata a dare spessore alla genitorialità giuridica definita per legge, dovendola tramutare in una genitorialità psicologica ed emotiva confrontando l’immagine del bambino desiderato con il bambino reale: spesso “grande” e con una storia difficile alle spalle.

La ricerca condotta dall’Istituto degli Innocenti per conto della Commissione per le adozioni internazionali (Percorsi problematici dell’adozione internazionale, Istituto degli Innocenti,2003), ci dice che il fenomeno delle “restituzioni” (disrupting) e quello dell’esito negativo dell’adozione (realtà che non devono essere confuse) hanno una rilevanza contenuta (1,7%).

Pur nell’impossibilità di poter affermare con certezza “cosa” non ha funzionato e “quando” numerosi studi hanno cercato di individuare le possibili cause delle difficoltà che raggiungono la loro massima espressione nell’espulsione del figlio adottivo dal nucleo familiare.

Fattori di rischio relativi al nucleo che accoglie

  • presenza di altri figli;
  • alto livello socio-economico;
  • stile educativo rigido dei genitori;
  • disaccordo tra i coniugi sul progetto adottivo;
  • aspettative rigide nei confronti del bambino da adottare;
  • età avanzata della coppia;
  • motivazione “filantropica”;
  • mancata elaborazione della propria storia personale;
  • stile di attaccamento insicuro o irrisolto;

 

Fattori di rischio relativi al bambino

  • stile di attaccamento insicuro o disorganizzato;
  • età avanzata al momento dell’adozione;
  • problemi psicologici gravi;
  • handicap intellettivo;
  • problemi di salute seri o handicap fisico;
  • problemi comportamentali gravi (esternalizzanti);
  • esperienze traumatiche e/o storia particolarmente complessa;
  • adozione multipla.

 

Fattori di rischio relativi al sistema istituzionale

  • mancata preparazione preadozione della coppia;
  • risorse istituzionali carenti e/o inadeguate.

L’adozione è sicuramente un’esperienza faticosa, ma possibile e con una buona probabilità di avere successo.

Ciò che colpisce maggiormente nel sentire le storie di questi “fallimenti” è che all’epoca delle prime difficoltà esse sono state non comprese e sottovalutate.

Quando la famiglia era ancora nella condizione favorevole di poter “imbastire” una sana e vera relazione di appartenenza, non ha trovato un sostegno adeguato.

In primo luogo la famiglia deve essere accompagnata perché si costruisca un buon legame di attaccamento tra i genitori ed il bambino. L’intera famiglia, trasformata di fatto in una famiglia multietnica, deve essere accompagnata nel riconoscere la doppia appartenenza del figlio come un valore che caratterizza l’identità di tutto il nucleo familiare.

Le risorse della coppia e del minore devono essere valorizzate per ridurre la possibilità che si manifestino situazioni di disagio, aiutando i genitori a comprendere i bisogni del bambino adottato. Solo in questo modo sarà possibile, nel corso del tempo, fornire al bambino nuove esperienze di relazione che siano nutritive e vadano a ristrutturare il modo in cui egli percepisce se stesso e gli altri, producendo effetti trasformativi sul suo stile relazionale.

L’essere adottivi (tanto per i genitori che per i bambini) comporta condizioni di funzionamento generali, e quindi “bisogni di sostegno tipici dell’adozione” non solo nel periodo immediatamente successivo all’arrivo del bambino, ma per un tempo sufficientemente lungo a favorire la costruzione di buoni legami di attaccamento e un positivo inserimento del minore nel nuovo contesto di vita.

E’ ormai chiaro che l’adozione non è un evento puntuale ma un life long process all’interno del quale la negoziazione delle relazioni di appartenenza insita nelle gestione di temi complessi (quali l’essere stato abbandonato e la doppia appartenenza) si propongono e ripropongono lungo tutto l’arco della vita .

Il sostegno post-adottivo dovrà concentrarsi su quelle aree tematiche generali che interessano tutte le famiglie adottive, denominate temi sensibili dell’adozione (l’esperienza dell’abbandono, l’identità etnica, la costruzione della relazione, l’inserimento nel nuovo contesto, ecc.). Accanto a queste temi di carattere generale dovranno essere identificati quegli aspetti specifici che possono essere riferibili a caratteristiche della famiglia (la presenza di altri figli), a particolari bisogni del bambino, alle dinamiche relazionali nel nucleo e così via. Chiaramente anche i temi generali assumono un’ importanza diversa caso per caso (la storia pregressa è un argomento comune a tutte le famiglie, ma le storie dei bambini sono diverse tra loro per qualità e quantità delle informazioni conosciute).

Per capire quali sono i bisogni di sostegno della famiglia andrà operata un’attenta valutazione, sia della rilevanza che assumono nello specifico caso i temi sensibili dell’adozione, sia per individuare altri bisogni specifici presenti.