Motivazione all'adozione

Quali sono le ragioni che portano una coppia a dare la propria disponibilità ad accogliere un bambino straniero in adozione?

A partire dal 2009, la Commissione per le Adozioni Internazionali ha deciso di approfondire e quantificare le motivazioni che conducono alla scelta adottiva attraverso un‘analisi delle relazioni psicosociali presenti in ogni fascicolo.

1) La motivazione più frequentemente registrata (circa l’80%) è legata all’infertilità della coppia.

L'infertilità, ovvero la mancanza di concepimento dopo 12 mesi di rapporti liberi non protetti è una condizione che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima coinvolgere circa il 15-20% delle coppie nei paesi industriali avanzati.

Secondo recenti studi epidemiologici, essa è legata nel 35% dei casi al fattore femminile, nel 30% al fattore maschile, nel 20% dei casi a problemi in entrambi i partner; mentre nel 15% dei casi si tratta di infertilità “sine causa”.

In quest’ultimo caso l’infertilità è conseguente a nodi psicologici di varia origine.

I blocchi possono dipendere:

  • dalla paura inconscia del momento del parto,
  • da problemi di relazione della coppia
    supponiamo che una coppia in un momento del proprio ciclo di vita attraversi una fase critica nelle relazioni affettive reciproche. Il pericolo di una rottura del legame richiederebbe trasformazioni impegnative per consolidare l’esistenza della coppia coniugale. L’idea di avere un figlio potrebbe apparire come un metodo possibile per uscire dall’impasse, che appiani le problematicità della coppia andandola a definire, all’esterno, come coppia genitoriale. Il bisogno latente di uscire da una situazione di crisi attraverso una genitorialità biologica, si trasformerà velocemente in una genitorialità assistita prima e adottiva poi.
  • o, nella maggior parte dei casi, dall'ansia stessa di non riuscire ad avere un bambino
    pensiamo a quelle coppie che accompagnate nel percorso di una genitorialità adottiva, rimangono incinte

La condizione di infertilità, rappresenta una "crisi di vita" che coinvolge, su diversi piani esistenziali, sia l'individuo che la coppia, dando luogo a vissuti di frustrazione, stress, senso di inadeguatezza e perdita.

L'infertilità ha, infatti, un impatto sul funzionamento psicologico, coniugale e sessuale e può essere più o meno patogena in relazione ad una quantità di fattori, individuali e di coppia, cognitivi ed emotivi, medici e sociali. In particolare alcune coppie mostrano di adattarsi e di saper far fronte alla crisi di infertilità, meglio di altre, attivando nuove risorse.

2) La seconda motivazione è quella di una pregressa “conoscenza del minore” e riguarda, nella quasi totalità dei casi, le coppie che hanno sperimentato una positiva esperienza di accoglienza di un bambino straniero che, per motivi di risanamento, viene in Italia dai Paesi dell’Est colpiti dalla catastrofe nucleare di Chernobyl, con soggiorni che normalmente prevedono una permanenza nel periodo estivo e una durante le vacanze natalizie.
 

3) Una terza motivazione rilevata è ascrivibile al desiderio adottivo, ovvero la voglia di mettersi a disposizione di uno o più bambini in difficoltà. Una buona percentuale di queste coppie ha già figli biologici decide di adottare per offrire ai bambini un’alternativa all’istituto.

Pur essendo l’infertilità, di per sé, una motivazione adeguata per decidere di adottare; la questione su cui siamo chiamati a riflettere con le coppie è il percorso di elaborazione della loro infertilità e quindi la scelta conseguente dell’adozione.

Mentre l'adozione è un modo valido per costruire una famiglia, essa non può rappresentare una "soluzione" alla sterilità e non è, dunque, toucour un opzione giusta per tutti.

Questo perché l'infertilità comprende molti tipi di perdite che l'adozione non può "riparare", tra cui:

  • La perdita del bambino fantasticato
  • Perdita del patrimonio genetico
  • Perdita dell’autostima relativamente alla capacità di riprodursi
  • Perdita della gravidanza e dell’esperienza della nascita
  • Perdita del controllo / privacy del processo di costruzione della genitorialità.

L'unica perdita che l'adozione può risolvere è la perdita delle esperienze genitoriali. Perché la scelta di adottare sia serena e consapevole è necessario che le coppie vengano accompagnate nel riconoscere ed esplorare il significato del lutto che l’infertilità comporta e di tutte le perdite che l'adozione non può "curare".

Quando uno o più cicli di fecondazione assistita non hanno prodotto alcun risultato e la coppia decide di rinunciare a ulteriori tentativi, essa deve necessariamente attraversare un periodo di lutto emotivo per il bambino biologico. Solo quando questo passaggio è stato completato, la coppia sarà emotivamente pronta a considerare l’adozione come un’alternativa all’infertilità. Il lutto dell’infertilità comporta oscillazioni tra fasi di negazione, rabbia, depressione e accettazione. Di conseguenza, non è raro che le coppie vacillino nella propria volontà di proseguire il trattamento di fertilità rispetto a considerare un'opzione alternativa come ad esempio l'adozione.

Inoltre, poiché l’elaborazione del lutto è un processo individuale, un membro della coppia può essere pronto a considerare l'adozione, mentre l’altro coniuge non lo è. Questo, del resto, non significa che una persona non potrà mai prendere in considerazione l'adozione, ma il fatto che la persona ha bisogno di più tempo per lavorare con le perdite connesse con la sterilità. E 'importante riconoscere come il dolore può influenzare i propri sentimenti verso la scelta adottiva, l’adozione è infatti una sfida che merita di essere preparata e pianificata con molta cura.

Sarà importante che la coppia comprenda in pieno il processo di adozione, sia in grado di immaginare il bambino adottato e ciò che esso rappresenta in relazione al bambino biologico che non ci sarà, sia in grado di valutare la propria capacità di immaginare i bisogni del bambino - dopo essersi concentrata su se stessa così a lungo - sia capace di valutare la relazione di coppia dopo un periodo stressante magari anche molto prolungato, sia disposta a discutere con eventuali altri figli biologici già presenti l’arrivo di un nuovo fratellino o di una sorellina, sia capace di tollerare un eventuale rifiuto o di affrontare l’impossibilità oggettiva di vedersi affidare un bambino, e soprattutto, sia capace di capire che l’adozione è una relazione a due vie: anche il bambino deve adottare i suoi nuovi genitori. 

 

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